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Valdagno, sabato 17 dicembre 2011 -::- Fair play, 150 anni e "paese dei cachi"
Viva l'Italia, l'Italia liberata,
l'Italia del valzer, l'Italia del caffè.
L'Italia derubata e colpita al cuore,
viva l'Italia, l'Italia che non muore.
(Francesco De Gregori)
Il 19 aprile 1968 ero in terza superiore e mi aggiravo per il paese in bicicletta. A 15 anni non riuscivo a capire come mai, in quel tiepido pomeriggio, Valdagno era piena di gente strana.
In effetti era in atto la prima rivolta operaia contro Marzotto e contro una repressione politica che impediva la gestione normale di una vertenza sindacale.
La famiglia degli industriali tessili Marzotto era in pratica la stessa Valdagno.
Tutta la città sulla riva sinistra del torrente era stata costruita a loro spese.
Gli operai della fabbrica avevano buoni alimentari, cassa mutua, medicinali, asili e servizi vari; avevano le ferie facilitate in strutture Marzotto (il mitico Jesolo).
Avevano una squadra di calcio in serie B, che aveva giocato contro Catania, Genoa, Torino e Roma e avevano la squadra di hockey. I giocatori di hockey a rotelle (si diceva così) allora non erano chiamati con il cognome. Avevano tutti un nome di battaglia: Mao, Bepi Baracca, Roccia ecc.
Insomma Marzotto non era solo il padrone della cittá .. era il suo stesso spirito tanto che chi girava l’Italia sentiva spesso la battuta "Valdagno? Marzotto !!..."
Giá dal mercoledì della settimana precedente era stato indetto uno sciopero selvaggio dichiarato ufficialmente la sera prima. In quella mattinata gli operai avevano picchettato i gradini della fabbrica impedendo agli impiegati l'entrata. L’intervento delle forze dell’ordine fece precipitare la situazione.
Quando la Confederazione sindacale barattó la fine della protesta contro il rilascio dei fermati, alcuni manifestanti attrezzarono un'auto con un altoparlante e iniziarono a girare per la cittá invitando la gente a scendere in piazza in favore degli operai. In moltissimi risposero unendosi alla protesta.
Per farla breve, quel pomeriggio, Valdagno abbatté la statua di Gaetano Marzotto e segnó la fine di un’epoca. Quell’episodio significó, per altro, anche la fine della sponsorizzazione diretta della squadra di hockey; mantenne il nome storico di Marzotto, come il Vicenza volle mantenere lo storico marchio della Lanerossi, ma non fu mai piú come era stato prima.
Nell’estate del 2011, 43 anni dopo, parte dei Valdagnesi tornava in piazza, magari per motivi meno vitali. Le manifestazioni pubbliche in questo sonnacchioso paese, democristiano di tradizione, tuttavia erano state cosí rare, che quella di quest’anno, per forza, entrava nella storia: la rivolta per il suo campione di hockey pista.
Un centinaio di persone vocianti erano scese per le strade, facendo saltare il Sindaco dal divano, evocandone l’intervento, e avevano manifestato sotto la casa dell’allora presidente Repele.
Così Carlos Nicolía Heras, di 25 anni, rimase da noi, al Valdagno.
Nell’hockey ci sono due tipologie di sudamericani. Quelli che vengono in Italia a fare i professionisti in uno sport dilettantistico, magari senza capire a fondo i rischi che corrono dal punto di vista finanziario e quelli che finiscono per affezionarsi all’ambiente.
I primi scrivono agli amici: "A mi de toda la gente de este pais no me importa un pitooo!"
Lo scrivono chiaramente sui Social Forum in modo che tutti possano leggere.
I secondi invece hanno storie diverse.
Carlos arriva a Valdagno dopo stagioni vissute da protagonista a Bassano e a Novara, preceduto da una fama malevola. "É un testone" dicono "vuole comandare, mangia gli allenatori, bizzoso e polemico in pista causa dei casini (quilombos) pazzeschi ... però é il Fenomeno!"
Guardarlo giocare incanta, gli anni passano, si alternano gli sponsors, Ecoel, Toyota, Isello, Recalac, ma la squadra é lui .. Carlos = Valdagno.
A Valdagno conosce Celina e insieme hanno un figlio, Cristiano, che nasce in Argentina al tempo della rivolta valdagnese o giú di lí, nasce da una mamma bellissima e da un papá ... bandiera.
"Crecí en todos los sentidos" ... sono cresciuto in questa esperienza, dichiara Carlos a Lisandro Peyran, prima dei Mondiali di casa sua, a San Juan. Il figlio ha modificato in modo positivo il "chip nella sua testa", dice. Lo dimostra impegnandosi di piú con l’allenatore che "non lo vede bene" e lo dimostra tornando a giocare come sa dopo il cambio del mister.
Lui, forse troppo chiuso di carattere per essere un leader, aiuta Franco Vanzo nella "impossible mission" di amalgamare due gruppi compatti e diversi: gli ex Campioni d’Italia e gli ex del Breganze. Senza saperlo ci sta riuscendo e se Carlos non é leader da spogliatoio, diventa sempre più "bandiera" di Valdagno.
E cosí, dopo una partita incredibile ed emozionante contro Bassano, segna il gol del 5-4 a due secondi dalla fine e si arrampica fino a metá della rete di protezione, davanti alla Curva Nord .. cosí in alto da sembrare proprio una bandiera che sventola al sole.
Fa pure vedere un shirt su cui ha scritto "Qui grazie a voi" ... a voi valdagnesi della curva, alla vostra rivolta per amore di un campione.
E noi non possiamo che rispondere a Carlos: "Noi qui grazie a te!"
Qualche tuo compagno ha scritto "Sono argentino, non sono valdagnese".
Rispetto dell’opinione altrui, ma Carlos é e resterá sempre "uno di noi". Lo dice la storia stessa della cittá.
Viva l'Italia, presa a tradimento,
l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.
Nell’hockey ci sono giocatori e tecnici che lavorano. Lo sport é dilettantistico e non garantisce da vivere alle famiglie dei praticanti. Cosí accade che due titolari del Molfetta, squadra giá vessata da noie finanziaria (che speriamo in miglioramento), siano costretti a scegliere, per motivi di lavoro, quali trasferte fare e a quali rinunciare, soprattutto quando si gioca di martedí. Risultato il Molfetta scende in pista a Viareggio privo di due suoi titolari, due anime dei colori biancorossi, contro i temibili campioni d’Italia. Il risultato finale è umiliante (14 a 3), grazie anche al forte impegno agonistico dei bianconeri.
Trissino-Valdagno. Il primo tempo si chiude per 7 a zero a favore dei valdagnesi, una supremazia schiacciante.
Nel secondo tempo Franco Vanzo fa allenare le seconde linee della squadra e Chiarello, mister trissinese, fa giocare i suoi giovani: risultato finale 9-1.
Qualche spettatore mugugna per aver pagato il biglietto per veder giocare Nicolia, qualcuno vorrebbe progredire in differenza reti. Si spiega che facendo ruotare tutti il gruppo si rafforza e diventa squadra vera, aumentano autostima e motivazioni. Poi a che serve l’umiliazione dell’avversario?
Fa forse crescere il movimento dell’hockey?
Quando si carica squadra e folla al grido di "Uccidiamoli!" "Distruggeteli!" ecc. sicuramente sarai bravo motivatore, ma non sarai simpatico a lungo. Questione di Fair-Play.
Viva l'Italia, l'Italia che lavora,
l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora,
l'Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l'Italia, l'Italia sulla luna.
Il Forte dei Marmi rappresenta un esempio di come un aereo invisibile ai radar, che sa lavorare volando basso, possa essere decisivo poi sulla pista.
Stiamo tutti aspettando il Prato, ma la vera sorpresa della stagione é la squadra di Crudeli.
Dura, non dura, chissá, ma intanto complimenti ....
Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,
l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,
l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l'Italia, l'Italia che resiste.
Il fatal Seregno, che forse ha avuto il merito di far valutare nuove situazioni tecniche a Valdagno, invece gioca .. e bene ... con una bomba sotto il sedere. A gennaio pare qualcuno fará le valigie. Si mormora anche dell’arrivo di Colamaria, tecnico del giro della nazionale, in quel di Breganze, dove il mister é sotto fuoco incrociato (nonostante la bella vittoria a Lodi).
Pare che voglia portarsi dietro anche il portiere (ex valdagnese) Mauro Puzzella, sfortunatissimo atleta che pare capitare sempre dove non é pagato come vorrebbe o dove non é pagato affatto. Sicuro che a Breganze la musica in euro cambia? Io non ci giurerei.
L’hockey va avanti con le sue belle storie in pista e con le sue carenze economiche, aggravate dai tagli del CONI. Il giocattolo é ancora piacevole ma .. mala tempora currunt!
... - A. Enrico - ...
Valdagno, lunedi 28 novembre 2011 -::- A proposito degli Arbitri

In questo periodo si parla molto degli arbitri, talvolta con accenti epici che evocano incredibili congiure contro la propria squadra, altre volte con metafore poetiche tipo "il vento sta cambiando" che evocano come un gruppo passa da essere stato simpatico alla categoria col fischio, all’attuale condizione di antipatia.
Nel primo caso abbiamo i simpatici giovinazzesi, i quali si trovano a sussurrare "Comincio a sentirmi sfiduciato. Non si puó andare avanti cosí, tanti sacrifici vanificati da questi arbitri...." (il loro presidente) o urlare "Una grande AFP battuta dagli uomini in giallo! 4-3 bugiardo a Viareggio viziato dall'arbitraggio scandaloso dei 'soliti noti'..."
Nel secondo caso abbiamo un importante clan dell’hockey che dice "l'aria non è pesante...é strana...guarda stasera la partita di ieri....... F. da centrocampo ha confermato un gol che l'arbitro sulla linea non confermava...é cosí dalla Coppa Italia.."
Gli arbitri di hockey sono una settantina di persone, presumo brave persone e complessivamente preparate, in grado di avere un grosso potere nel condizionare gli incontri a causa del regolamento.
Mediare con questo grande potere necessita un elevato grado di buon senso (a volte di cultura, non nel senso di nozioni imparate, in senso generico). Sono pochi e quindi una selezione estesa, come nel calcio, non é proponibile. Se poi avessimo 70 filosofi che fischiano saremmo a posto, in realtá abbiamo questo gruppo e con questo si deve gestire il nostro sport.
Il dato di fatto più curioso é che l’arbitro condiziona le partite (a norma di regolamento) ed é a sua volta condizionato storicamente dal pubblico, dalle voci che coglie su forum sociali o aziendali ecc. Ció é umano.
L’arbitro di hockey é stranamente condizionato anche dalla presenza di un suo collega in pista, cosicché deve controllare il gioco, controllare e contare i tempi in secondi e ... controllare se l’altro fischia uguale. É una situazione psicologica di estremo stress che crea enorme disagio.
L’arbitro dovrebbe essere "un fantasma che rende regolare la competizione", senza mai apparire in campo come un protagonista o un giudice dispotico, dovrebbe essere soltanto la parte del sistema che consente alla pallina di girare.
In realtá come vedremo, l’arbitro non si pone davanti a decisioni solo regolamentari ..
1- l’arbitro esprime giudizi morali?
Certamente sí e questo accade quando giudica i cosiddetti comportamenti scorretti (es. le simulazioni) o le proteste, vivendoli non come "non regolamentari" ma in base a quello che lui pensa si debba fare nello sport. Se un giocatore non noto per simulare, per una volta simula, sará giudicato piú bonariamente di un altro che, per pregiudizio, á considerato "un attore".
In realtá dovrebbe soltanto punire i comportamenti volontariamente scorretti, ma finisce per punirne solo alcuni (esprimendo il suo parere morale, nel caso il direttore di gara abbia una sua personalitá) o per punire di tutto e di piú (rifiutando di esprimere un giudizio personale, fischiando quello che sta scritto nelle righe delle regole ... arbitri che non hanno né personalitá, né sicurezza).
Questi atteggiamenti culturali possono essere migliorati lavorando assieme (stages) e forse valgono piú di un generico certificato di buona forma fisica.
2- la fluidità del gioco.
Continuare a spezzettare il gioco fischiando tutto crea nervosismo tra atleti e pubblico, aumentano le proteste e le inconsce necessitá di compensare errori ed insicurezze. Da quest’anno assistiamo ad una maggiore fluiditá del gioco. Si fischia meno, ci sono meno falli di squadra e lo spettacolo se ne avvale. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che questo atteggiamento, chiamiamolo più "europeo", di fatto abbuona tutte le piccole scorrettezze; quelle che di solito non evocano il boato del pubblico.
Falli di pattino, colpi su stecca e sulle mani, blocchi scorretti, spinte ecc. passano automaticamente "in fanteria" e nel dimenticatoio regolamentare, in nome della maggior fluiditá del gioco. L’arbitro di scarsa personalitá lascia correre tutto salvo fischiare i falli evocati dagli urlacci della gente (es. sgambetti). In genere il pubblico non ci fa caso, ma gli atleti spesso s’innervosiscono al punto tale da diventare inconcludenti. Questo spiega anche come squadre sulla carta meno forti riescano ad ottenere alcuni risultati parziali e buoni primi tempi. L’arbitro di personalitá invece trova il coraggio di sanzionare anche i falli meno evidenti.
Attenzione qui non si vogliono santificare gli arbitri di personalitá.
Anche a loro capita a volte una serata storta che inizia male e finisce peggio, nel tentativo di raddrizzarla.
3- Power Play.
il "fantasma che rende regolare la competizione" decide di agitare le sue catene Blu sono dolori. Il Power Play é una fase di gioco che condiziona molto gli incontri. Va sottolineato che, negli altri paesi europei, la tendenza ad estrarre cartellini é estremamente inferiore rispetto al nostro campionato, dove si assiste a volte ad esibizioni clamorose. Anche in questo caso l’arbitro di personalitá sa quando mettere la mano in tasca, mentre il suo collega meno portato lo fará piú di frequente.
Il cartellino poi genera di solito un altro cartellino, a compensazione del precedente, se la gente ha urlato, e cosí via ... In generale, se osservate, in un incontro con molti cartellini blu, difficilmente saranno tutti a carico di una sola squadra.
Ma perché un arbitro ricorre al cartellino?
1- per scarsa personalità e perché gli sembra cosí di controllare meglio l’ambiente che ritiene ostile
2- perché desidera far notare la propria prestazione arbitrale (carriera internazionale) e teme che gli siano rinfacciate alcune omesse decisioni
Mi limito a questi due aspetti sorvolando su chi, magari inconsciamente, durante una gara priva di alcuna aggressività (pochissimi falli di squadra) estrae una paio di cartellini ad hoc che aiutano una grande squadra (alle piccole non capita mai) oppure su chi, in modo più perverso, aggiunge anche 10 falli di squadra alla fine del primo tempo contro i soli 2 dell’avversario ... Qui siamo ai limiti della patologia psicodinamica.
L’unica variabile statistica, per poter esprimere un giudizio sugli arbitri, che un "non addetto ai lavori" possiede, é proprio la quantitá dei cartellini Blu. Nasce cosí l’idea di una classifica che si basa sul numero della sanzioni date, su rari bonus malus affibbiati grazie alla visione diretta del match mediata, ovviamente, dal numero delle partite arbitrate dai soggetti in esame.
É uno strumento arbitrario in quanto non riesce a tener conto del fatto che si arbitra a coppie e non riesce a distinguere chi effetivamente dei due trae di tasca il cartellino. Non riesce nemmeno a distinguere il contesto ambientale del match, in quanto LNH (al contrario della NHL americana – ghiaccio) non fornisce i dati sul numero di falli di squadra ..
Poco piú di un gioco quindi .. e come tale in grado di poter dire nulla o di tutto. Fatto 30 facciamo 31, quindi, e preso come parametro di buon rendimento il valore 1 (in realtà piú o meno la media europea) possiamo definire come arbitri di buona personalitá quelli che stanno regolarmente sotto il valore 1 (<1), come arbitri che devono migliorare quelli che invece stanno regolarmente sopra (>1).
Non so se questo strumento sia utile al CTA, ma é una statistica usata in altri campionati esteri. Oltretutto é molto divertente fare il gioco delle coppie. La coppia media é il risultato di due valori 1 (1+1=2); tutte le coppie con uno score inferiore a 2 lasceranno tranquilli i tifosi, mentre quelle con valori superiori faranno pensare ad un peggioramento del tempo .... da qui le previsioni Meteo Arbitri uscite un paio di volte in HP..
Ferrari (Viareggio) 0,13
Da Prato (Viareggio) 0,17
Rotelli (Viareggio) 0,17
Juorio (Salerno) 0,25
Nicoletti (Vicenza) 0,25
Strippoli (Bari) 0,25
Corponi (Trissino) 0,38
Solo gli ultimi due hanno 4 presenze su 6 giornate (più qualche incontro di coppa). La classifica dei peggiori la ometto per decenza ... ma l’uragano arriva da Reggio Emilia. Bisognerá attendere almeno altre 3 giornate per avere una visone piú accurata.
... - A. Enrico - ...
Valdagno, sabato 12 novembre 2011 -::- SITO DEMAROZINIZZATO - ovvero il gioco delle coppie

Siamo cosí sicuri che cambiando allenatore le cose vadano sempre meglio? Certamente se il trainer é fonte di mancanza d’equilibrio nell’ambiente non c’é nulla da fare. É come un dente guasto, non lo curi con le aspirine.
La speranza quindi é che la bocca, una volta tolto il dente doloroso, torni a masticare con entusiasmo i preziosi manicaretti che tutti si attendono.
In realtá per vincere, a mio avviso, l’allenatore c’entra poco.
In pista ci vanno i giocatori.
Il Mister può essere responsabile se non li fa giocare e se non riesce a creare un gruppo motivato. Tuttavia se non dispone di una coppia gol da almeno 80-90 reti a stagione e di un valido portiere fará la sua bella figura ma arriverá sempre dal terzo posto in giù.
In altri casi deve essere proprio bravo, superiore alla media, e magari disporre di un regolamento che favorisce le difese (é il caso anomalo, il primo dell’anno 2003/04). Oppure può arrivare ai play-off con una squadra più in forma e motivata, mentre gli avversari storici sono apparentemente appagati da anni di continue vittorie e non segnano come negli anni precedenti.
Per me, quindi, esistono soprattutto giocatori che ti fanno vincere con i loro gol. Io li penso come ottimi giocatori se segnano tra 20 e 40 gol a stagione, fuoriclasse e fenomeni se ne fanno più di 40. La differenza tra fuoriclasse e fenomeno é che il fenomeno i gol se li fa da solo con giocate spettacolari, il fuoriclasse é un po’ meno abile e spesso ha bisogno di assist (serviti ad hoc dagli stessi fenomeni). Questi atleti, se si vuol vincere, é ovvio che non vanno tenuti in panchina, a meno che non stiano male.
Molti affermano che non si può definire grande un goleador o un fuoriclasse, se gioca in una squadra dove tutti lavorano per lui, dove tutto é finalizzato alle sue realizzazioni.
L’affermazione per me non regge.
In uno sport a cinque, con uno spazio-gioco stretto e corto, le tattiche di squadra, gli schemi, sono importanti fino ad un certo punto e soprattutto in fase difensiva. Quando si é in campo tutti diventano a turno difensori e tutti sono attaccanti; durante il tempo della partita ogni giocatore ha le stesse possibilitá statistiche di essere liberato al tiro di quante ne hanno i suoi tre compagni (diversamente dal calcio dove un centrale deve percorrere 80 metri di campo prima di arrivare al tiro su azione).
La differenza sta che il giocatore di personalitá, il fuoriclasse, agisce e conclude, il giocatore bravo non sempre si assume la responsabilitá della conclusione e opta per un passaggio. Poi esiste anche chi s’incaponisce a concludere anche quando non é serata, ovvero il giocatore bravo .... che si crede un fuoriclasse.
Lo spazio di realizzazione nell’hockey pista é assai ridotto. La porta é piccola e davanti ha un affare bardato di gambali e imbottiture di notevole ingombro. Accade come nel basket, dove si gioca a cinque, non c’é la porta e un portiere, ma il diametro del cesto é pari allo spazio libero di una porta da hockey presidiata da una stazza media umana. Nel basket gli schemi contano ma se il giocatore cicca i tiri è dura vincere.
Nell’hockey il portiere ha il vantaggio di ridurre molto lo specchio di realizzazione. Ecco che l’esecuzione dei tiri deve essere molto rapida e possibilmente in controtempo ai movimenti dell’estremo guardiano. Per far questo non basta solo il fuoriclasse che alza e schaccia da dietro porta (Dario con il Prato). Non si può neanche sperare di vincere bombardando da lontano, anche il mitico portiere del Macao se la riderebbe con gusto ... Bisogna agire in coppia ... e veloci.
Da qui deriva il "gioco delle coppie" ... alcune annate di hockey, per me, indicative portano a considerare che senza una coppia da 90 gol una stagione é molto difficile vincere. Eccole qui di seguito.
Anno 2003-2004 BASSANO 54 (all. Carlos Dantas)
coppia Bassano = 83 reti ma Cunegatti subisce 30 reti meno del collega rivale
coppia Prato = 108 reti
Il Bassano vince lo scudetto con 151 reti contro le 201 del Prato Ecoambiente. Tuttavia ne subisce solo 39 contro le 62 dei rivali. Massimo Cunegatti troneggia con solo 35 reti subite (Oriol Bargallò invece ne becca quasi il doppio). In attacco stravince Mirko Bertolucci (Prato Ecoambiente) con 71 gol. Per la Sia/Infoplus Bassano Ale Michielon mette a segno 56 gol ... Grande attacco per il Prato Ecoambiente con Enrico Mariotti (37), Ale Bertolucci (31) e Gigio Bresciani (27). Per il Bassano solo Dario Rigo con 27 gol supporta l’attacco. É forse l’anno più anomalo dove la difesa (Dantas? regolamento vecchio?) e il portiere portano a casa il titolo.
Anno 2004-2005 FOLLONICA (all. Massimo Mariotti)
coppia Follonica = 110 gol
coppia Bassano = 69 gol
Il Consorzio Etruria Follonica mette a segno ben 217 reti contro le 145 del Bassano. Dico DUECENTODICIASSETTE (differenza reti assurda + 152). Il Follonica subisce 64 gol contro 54 del Bassano. Cunegatti é stato meno decisivo quell’anno. In attacco exploit di Ale Michielon (Etruria Follonica) con 61 gol, seguito dai 49 di Mirco Bertolucci. Per il Bassano primeggia Martin Montivero con 45 reti. L’attacco super del Follonica é completato da Ale Bertolucci (33 gol), Alberto Michielon (29), il Bassano si é difeso con Orlandi (24) e Tataranni (23).
Anno 2005-2006 FOLLONICA (all. Massimo Mariotti)
coppia Follonica = 97 gol
coppia Bassano = 54 gol
Si riconferma il Consorzio Etruria Follonica con "soli" 190 gol fatti e 89 subiti, contro i 118 del Bassano che ha subito però solo 53 reti. É ancora un anno clou per Cunegatti (solo 46 reti) mentre il portiere del Follonica Chuna Da Silva ne prende venti in più (64 su 89 totali).
Le medie di realizzazione calano. Il top scorer é ancora Mirco Bertolucci (Etruria Follonica) con 52 reti, Ale Michielon fa coppia con 45 gol. Il primo bassanese é Luis Viana con 29 gol che con Rigo (25) fa una coppia poco esplosiva. Meglio i campioni con Ale Bertolucci (29 gol) e Sergio Silva (23).
Anno 2008-2009 BASSANO 54 (all. Franco Vanzo)
coppia Bassano = 61 gol
coppia Follonica = 86 gol
Franco Vanzo vince il suo scudetto grazie anche al calo delle medie di realizzazione. Gli bastano 112 gol fatti (e 73 subiti) contro i 147 del Consorzio Etruria Follonica che ne subisce meno del Bassano (67). In porta meglio Oriol Bargallò (Follonica – 62 subiti) di Cunegatti (71 subiti).
É una vittoria ai play-off visto che le statistiche sono tutte pro-Follonica. In attacco Mirco Bertolucci fa 46 gol in coppia con Sebastian Molina (40). Per il Bassano il goleador è Valerio Antezza (36 gol) che si barcamena con Claudio Lopes (25) e Sergio Silva (23).
É il secondo anno di Carlos Nicolia a Valdagno (38 gol) mentre Tataranni gioca a Trissino (27) con De Oro (25). L’anno precedente (gestione Toyota) il Fenomeno aveva stupito tutti con 51 reti (Tataranni a Trissino ne aveva fatte 56 risultando capocannoniere) ma nonostante ciò il Valdagno era arrivato solo a 20 punti dalla prima.
Gaetano Marozin a Trissino chiude con 94 gol all’attivo e 78 reti subite (Oviedo). Il Gemata Trissino ha segnato poco per poter puntare in alto.
Il continuo calo dei gol e dello spettacolo ha già indotto la Federazione internazionale a cambiare regolamento per rendere più spettacolare il gioco.
Anno 2009/2010 ISELLO VALDAGNO (all. Jordi Valverde)
coppia Valdagno = 107 gol
coppia Follonica = 94 gol
L’anno del trionfo di Valdagno si realizza accoppiando Tataranni (63 gol) a Nicolia (44). I due da soli fanno 107 reti su un totale di 158 gol fatti; ne ha anche subiti troppi ... 86 (71 presi da Juan Oviedo). Le medie s’impennano di nuovo. Il Follonica, giá in difficoltá societarie, conclude con 155 gol (91 subiti di cui 78 sono a carico di Fontana). Lucas Ordoñez (Banca Etruria Follonica) fa 50 gol e Sebastian Molina altri 44.
Gaetano Marozin con la Sorgente Camonda Breganze migliora il suo score vedendo realizzare 144 gol, ma subendone ben 121 (ma in porta si sono alternati due ragazzi di cui uno destinato a fare strada, il bocia Gnata)
Franco Vanzo a Bassano vede uno score di 122 gol fatti contro 92 subiti. Valerio Antezza fa i suoi 46 gol, ma Claudio Lopes (24) e Abalos (23) non fanno decollare la squadra eliminata da Marozin ai play-off.
Anno 2010/2011 VIAREGGIO (all. Massimo Mariotti)
coppia Viareggio = 76 gol
coppia Valdagno = 89 gol
157 gol ma soprattutto subendone solo 77 (una differenza reti ancora mostruosa + 80 ). Il Valdagno segna moltissimo (168 gol) e si difende in porta con Oviedo (responsabile di 77 dei 91 gol subiti), ma con i toscani non basta. Dario Gimenez esalta il nuovo regolamento riportando in alto l’asticella dei gol a 67. Per il Valdagno la coppia dei goleadores é Tataranni (54) e Nicolia (35) in tutto 89, la coppia bianconera é Mirco Bertolucci (38 gol) con Orlandi (35 gol) in tutto 73. Nelle due squadre hanno segnato tutti e tanto. Il Viareggio per mezza stagione ha avuto in squadra David Farran; al Valdagno sono mancati i 40 gol di Antezza, sempre in infermeria. I due portieri titolari hanno preso gli stessi gol 77.
Franco Vanzo a Breganze fa lo stesso risultato di Marozin dell’anno prima con gli stessi giocatori più Pallares, vede segnare 137 gol e ne prende 96. La nota positiva é che il Breganze con Vanzo ha preso 25 gol in meno, ma i giocatori, oltre a Pallares, hanno un anno di esperienza in più.
Alla fine di questo bel pistolotto, quindi, la considerazione é la seguente: non si devono pretendere miracoli da Franco Vanzo se Tataranni e Nicolia non fanno almeno 40 gol a testa. Si deve pretendere che li faccia giocare e che permetta a Chicco Rossi di fare una ventina dei suoi gol e che soprattutto riesca a creare un gruppo unendo i due gruppi storici in pista al Palalido: i 5 ex campioni d’Italia + Rossi e i 5 ex breganzesi.
Vanzo ci deve far scordare lo Sbregagno di quest’estate ... al Bregagno possiamo poi anche sorridere con una buona birra in mano!
... - A. Enrico - ...
Valdagno, martedi 18 ottobre 2011 -::- Sbregagno

( ..centra niente ma, ho scoperto che esiste il monte Bregagno, si trova sopra il lago di Como tra i monti di Breglia ed è alto 2100 mt. - Luke )
Ci sono un sacco di amici fiduciosi che si arrabbiano perché non prevedo un grande avvenire a questa squadra, soprattutto dopo la grintosa prova in Supercoppa. Probabilmente l’anno scorso mi ero troppo esaltato per il 10-3 contro il Porto e quell’hockey stellare; quest’anno non voglio scottarmi la tastiera, anzitempo, pronto a cospargermi la testa di cenere se avró sbagliato.
Il Valdagno, che ho battezzato Bregagno per il "saccheggio" di giocatori fatto quest’estate, si é trasformato nella squadra del gruppo di Marozin, in cui inserire Rigo, Tataranni, Nicolia, Randon ed Oviedo, metá effettivi ed ex campioni d’Italia; due gruppi al prezzo di uno. A voler essere pignoli non pare una buona idea ricreare un gruppo monocorde, autore di brillanti campionati a Trissino e Breganze senza mai avere un acuto che li portasse a qualche finale e senza mai confronti in Europa. Parlo di mentalità vincente da creare (non da ricreare) e di analisi motivazionali sul gruppo.
Sto rubando il lavoro di Bertollo, lo so, e spero mi perdonerá questa intrusione .. psicologica.
Nell’essere umano é raro che una determinata condotta sia il risultato di un’unica spinta motivazionale, il più delle volte essa é sovra-determinata, ossia é l’esito di una concatenazione di motivazioni. In un bellissimo lavoro del "nostro" Maurizio Bertollo con Laura Bortoli, Claudio Robazza e Silvia Comani, "Competence, achievement goals, motivational climate, and pleasant psychobiosocial states in youth sport" si pone l’accento su come le teorie sulle motivazioni (come raggiungere obiettivi di Nicholls, 1984, oppure l’autostima o l’efficacia della percezione di se di Bandura, 1997), si fondino sul concetto della "percezione della propria abilità". In pratica si parla della sensazione personale che un atleta ha sulla valutazione di quanto sia capace di interagire in un gruppo di lavoro.
Facendola ancora piú semplice: immaginiamo che un giocatore abbia una forte autostima delle proprie capacitá; ottimo ... ma bisogna vedere se quell’autostima a lui sembra utile al gruppo, alla squadra.
Per fargli porre questa domanda é ovviamente necessario che si senta parte coerente del gruppo in questione.
Abbiamo quindi una "capacità attuale", derivata anche oggettivamente da risultati e gratifiche, di cui il giocatore é conscio (e la reclama ... vedi Antezza 2010-2011), una "percezione della propria capacità" in relazione al gruppo ed una terza variabile: il clima motivazionale, creato da persone gerarchicamente influenti (es. l’allenatore) che fungono da moderatori tra la volontá del raggiungimento degli obiettivi individuali e quelli di tutti assieme.
L’interazione costruttiva tra questi tre elementi porta al perseguimento ed al raggiungimento degli obiettivi.
Il salto di qualitá per una squadra di hockey si fa con due condizioni basilari:
1 – una saracinesca in porta (non è semplicissimo segnare in una porta piccola difesa da un grande atleta)
2 – una capacitá realizzativa di almeno 150 gol a stagione (ovvero due attaccanti che fanno aleno 40 gol a testa)
In porta siamo a posto ma al punto 2?
Abbiamo Mattia Cocco (27 gol l’anno scorso), Diego Nicoletti (25) e Tonchi (20 gol). Sommati ai 54 di Tataranni e ai 35 di Nicolia otteniamo 161 e quindi siamo da scudetto se tutti emuleranno le imprese del 2010 (mancano anche i gol di Chicco Rossi, Rigo e Randon tra l’altro). Potremmo salire a 180 gol a stagione teoricamente, se tutti fossero delle macchine psicofisiche perfette.
In realtà, dalle prime uscite della squadra, non riesco ad avere questa impressione. Forse mi hanno preoccupato i 7 gol presi con il Breganze (che per altro hanno giocato alla morte per passare il turno, forse, ma per fare un dispetto ai saccheggiatori credo). Forse mi ha preoccupato il 3-0 subito dallo spregiudicato Lodi (dove si vede la mano di un tecnico coraggioso che sa di poter contare su un portiere valido) e forse Dario Rigo deve ancora raggiungere la forma e per rispetto alla sua età, meriterebbe un cambio più tosto da affiancare a Tatanka e Nicoletti (io vedrei bene Andrea Bolcato ad esempio).
In realtà mi ha preoccupato la vista di un attento ed ossequioso ragazzo che non vorrei interpretasse la parte del "cane bastonato". Parlo del nostro fenomeno, Carlos.
Le note vicende estive lo hanno riaccolto nel gruppo. Bene, ma come? La società vuole che "faccia il bravo", ottimo, il tecnico vuole che "ascolti", perfetto, ma quali sono le motivazioni da offrire ad un campione cosí in gamba?
"Capacità attuale" vissuta ovviamente come elevata, "percezione della propria capacità" in relazione al gruppo probabilmente vissuta come buona e migliorabile ma il clima motivazionale? Nello sport ci sono alcuni segnali non trascurabili che aumentano sia percezione della propria capacitá sia clima motivazionale. Vi ricordate quando Prandelli diede la fascia di capitano a Cassano a Bari?
Simboli banali se volete, ma importanti nello sport.
Ecco a me pare che se avessero fatto partire Carlos nello "starting five" da subito, magari per due minuti solo "visto che il ragazzo non ha fatto la preparazione con noi e quindi va in panca" (non così Tataranni comunque), se fosse arrivato questo piccolo, ma intelligente segnale, il Valdagno avrebbe fatto passi interessanti verso un miglior clima motivazionale. Non dico la fascia di capitano per carità ... bastava meno.
Naturalmente le mie sono impressioni e come tali possono essere del tutto errate. Se é cosí saró molto felice di essermi sbagliato.
In definitiva credo bisogni operare in modo assiduo per creare un gruppo compatto (non due distinti con un metaforico strappo tra ex Breganze ed ex Campioni d’Italia, da cui il titolo di Sbregagno) e soprattutto bisogna ritrovare il gol del Fenomeno, é obbligatorio, se si vuole puntare più alti del terzo/quarto posto. Se, invece, la societá ritiene che Nicolia stia in un’area di parcheggio temporanea prima di passare ad altre squadre, non avendogli perdonato (che a parole) la "folle estate del 2011", allora l’alternativa é cercare un goleador di rinforzo giá da gennaio. Nicolas Fernandez, ad esempio, é un’operazione che potrebbe facilmente andare in porto (evitando che finisca a Viareggio) .... anche se, prima di cercare tesori esotici, a volte basta aprire il baule che abbiamo in cantina e vedere, realmente, cosa c’é dentro.
... - A. Enrico - ...
Valdagno, venerdi 23 settembre 2011 -::- Money for Nothing

Money for Nothing é una canzone del gruppo rock inglese Dire Straits che fa parte dell'album Brothers in Arms, (uno degli album piú venduti nella storia della musica moderna), che ha venduto oltre 35 milioni di copie in tutto il mondo. Più o meno il testo diceva: “Quello che non funziona é il modo in cui lo fai ... soldi buttati ...”
Ammesso che quei soldi esistano realmente e non finiscano per essere assegni postdatati dalla precedente (non piú garante) gestione .... ammesso che qualcuno riesca a "pescare" qualche sponsor di scogliera, in via d’estinzione a causa dell’inquinamento da crisi e da fisco .... ammesso che qualcuno riesca a lavorare senza cappi alla gola e mantenga un sano grado di passione (se ne sono accorti anche sul pianeta Vulcano dove regna la meditazione ... (a-gratis) ... allora ....
Quei pochi soldi rimasti all’hockey pista italiano dove andranno a finire?
Molti pare siano finiti nelle tasche di giocatori stranieri, nella speranza di riportare sfiduciati spettatori ai palazzetti, l’anno scorso spesso desolatamente vuoti. Pochi finiranno ai vivai, come sempre, rendendo sempre meno professionale l’insegnamento delle tecniche base del pattinaggio. E siamo qui a celebrare una medaglia di bronzo dei favolosi ragazzini U17 e U20 ... ma in realtá cosa cambia? Siamo sempre una spanna dietro a Portogallo e Spagna. Abbiamo l’interessante progetto 2015, un piano "militare" perfetto, ma che non puó prescindere dalla presenza dei ragazzi in pista. Sará interessante vedere quali motivazioni sapranno infondere i nostri dirigenti per far sí che il progetto vada a buon fine senza soldi per gli impianti, per le attrezzature, per i tecnici ecc.
"Quello che non funziona é il modo in cui lo fai." appunto!
Bel tentativo in ogni caso.
La crisi economica non ha di certo risparmiato paesi leader come Spagna e Portogallo, nonché l’Argentina dove é endemica come la malaria in Africa. Chiedetemi come hanno pensato di risolvere i problemi laggiú. Intere squadre sono state svendute all’asta e rimpolpate di giovani, qualcuna ha addirittura rinunciato all’agonismo (Tenerife), qualcuna ha risolto il problema all’italiana, ricorrendo ai non costosi assi argentini (Alcoy) e chi ha nel Dna i soldi comunque ha ridimensionato il budget (Barcellona, Porto ecc.).
Nel nostro beneamato paese, dove tutti piangono miseria e poi fanno finta di niente, abbiamo "liberato" un sacco di squadre "Alcoy", gente che ha trovato i viveri per un paio di stagioni e che, con encomiabile fatica, porta avanti il movimento.
Di per se il fatto non é negativo, ma durerà nel tempo?
Qualcuno si è anche permesso di litigare con lo sponsor, magari con un fondo di ragione. Ma si puó di questi tempi? Come dicevano i Romani antichi: "Qui prodest?"
Abbandoniamo il "pistolotto" per non commentare le "cappelle" dominanti del movimento, i giochi di potere intrecciati, le piccole "hockeopoli" che s’intuiscono tra le righe, sempre piú simili alle guerre tra capetti zapatisti, una gara in cui ognuno vorrebbe essere meno "peon" dell’altro ..
So che l’amabile Luke mi chiede chi vincerá il prossimo campionato; cosí vuole chi parla di sport.
La risposta per me é lapalissiana. Vinceranno i soldi, laddove ci sono realmente e non dove sono “Money for Nothing”. Faremo tutti una bella rincorsa alla nostra amata Nazionale, che molti si ostinano a chiamare Centro o Viareggio. Non capita in tutti i paesi avere la Nazionale che gioca pure in campionato!
I bianconeri hanno inserito Paulo Emanuel Garcia, non é un "iradiddio" (meglio Farran) perché per anni ha giocato poco, chiuso dal duo Pedrogil-Reinaldoventura, ma é un ottimo elemento per far rifiatare le eterne stelle italiche.... E poi Palagi ha i soldi.
Gli altri con il conto in banca solido gli correranno dietro: il Lodi ad esempio con il suo allenatore impagabile (nel senso che si paga da sé) e con il desiderio di riscatto dei fragili muscoli di Valerio Antezza. L’altra squadra dai solidi conti é il Roller Novara (li vedremo presto in A1 grazie agli innesti di Dolce, Mastropierro ed Eddy Nicoletti), ma quest’anno corrono su altre piste.
E gli altri? Tutti con pari possibilitá.
Il Valdagno ha svaligiato Breganze, tanto da meritarsi il soprannome di Bregagno, ed ha una squadra meno esplosiva, piú compatta ed arcigna, "maroziniana" se passate il termine. Ha un sacco di gente peró abituata a sputar l’anima in campionato senza mai la soddisfazione di giocare in Europa. Andrá bene (terzo) se Carlos fará il papá motivato, se Juan Oviedo non fará il matto e se Chicco Rossi, vinta la timidezza, fará una ventina di gol. In Eurolega la storia si complica. Sará tutto da verificare e non é detto che il Ginevra, imbottito di portoghesi, non faccia qualche scherzo da prete.
Il Bassano é orfano del suo miglior giocatore, laureando in medicina. Traccheggeranno in attesa del “Doctor Miguel” a gennaio e in attesa che la nuova dirigenza definisca il budget per il futuro ... sará un obbligo tenere Superpippo Dalmonte; é la sua storica occasione.
Il Breganze, eterna araba fenice, sembrava fallire vendendo tutti e "mordendo" i cartellini delle sue giovani star, dichiarava ancora una volta il pubblico breganzese inadatto a seguire una Coppa europea per risparmiare costose trasferte e poi ... ecco i contratti per Travasino (non economicissimo dicono), Garcia e Romero e addirittura tentativi di portare ancora a casa qualcosa di "grosso". Ma infine dove ha preso i soldi Tognetti? E se questo era un progetto perché Vanzo se n’è andato? Sinceramente credo poco in questo Breganze anche se avrà San Gnata in porta ... poi io amo tanto Juan Travasino, ma porta un po’ di sfiga no?
Il Trissino é un oggetto misterioso, sembra quasi che non sia davvero in A1. Forse la dirigenza è stata felice di tornare in massima categoria, ma pensava che fosse ancora prematuro, forse la vicenda Mastrotto ha destabilizzato l’ambiente economico. Anche qui, scaramanticamente, la presenza di Pablo Jara non preannuncia astri a favore. La vedo dura.
L’ultima squadra nordista é l’ineffabile Seregno. In porta avrà Puzzella, che se avrá voglia di giocare fará la differenza, davanti le due incognite di Gonzalo Gomez e Francisco Roca. Tuttavia é l’unica squadra che dá l’impressione di aver venduto molto piú di quanto ha incamerato; niente paura l’ottimo Colamaria potrá sempre smentire le Cassandre come il sottoscritto.
Al sud abbiamo tre diverse realtá poco simili tra loro. Molfetta ha scalato la montagna, é arrivato in vetta tra l’entusiasmo generale. Ora sono lá che si chiedono come si fa a tornare indietro senza farsi male. Stanno valutando tutte le soluzioni possibili, ma l’unica vera soluzione é che resti la loro Guida alpina al comando con tutta la squadra. Buttare nel vuoto qualcuno puó alleggerire la cordata, ma demoralizzerebbe in toto il gruppo.
Un discreto conto in banca é comparso invece a Giovinazzo, solida societá, strutturata capillarmente nel territorio suo ... e di Molfetta. Potranno essere la terza forza del campionato se il Maestro avrá voglia di giocare e se Valentin Grimalt smaltirá la delusione della mancata convocazione.
Matera ha l’entusiamo e ha indovinato un grande portiere (per me) portanto in Lucania anche Matias Fernandez, un rossoblu de "los Andes" mica poco; sará un campionato da affrontare con gli artigli e con spirito di squadra.
Al centro, la ligure Sarzana ha un po’ perso l’alea della squadra rivelazione giovane. Sará da verificare quanto le costerá la perdita di Stagi in termini di punti, ma penso sará a lottare giú in basso. Anche lá gli sponsor hanno fatto "marameo" e questo avrá il suo peso.
Piú florido sembra il Prato di Max Giardi. Se riusciranno psicologicamente a far legare assieme sanjuanini, mendocini e cileni vedo una bella squadra, degna di aspirare ai play-off ... una probabile sorpresa.
Il Forte infine conferma la sua grande vocazione europea con l’innesto di Pablo Cancela e la conferma del forte Alvaro Borja. Con in porta uno Stagi modello Sarzana potrá andare piú lontano dell’anno scorso e forse sará l’italiana che andrá più avanti in CERS, per uno strano scherzo del destino da ripescaggio.
Follonica rappresenta un vero e proprio puzzle. Ha fatto un grande mercato (e forse tenteranno ancora qualche rifinitura) e non si capisce bene fino a dove l’attuale budget può arrivare. Le banche tuttavia sono maestre nello smistare debiti e crediti e, fin che la crisi non le coinvolgerá nuovamente, sono ottime garanzie per le societá (vedi anche Lodi). Sulla carta Franco Polverini potrebbe arrivare terzo o quarto (Valdagno e Giovinazzo permettendo).
In definitica, caro Luke, sarà 1° Viareggio e 2° Lodi ... il resto conterá poco, a meno che qualche nuovo Paperone non s’innamori dell’hockey pista strada facendo; se, soprattutto, la canzone dovesse cambiare il titolo in "Money for Something".
... - A. Enrico - ...
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